PREVENIRE LA VIOLENZA GARANTENDO LIBERTA' E DIRITTO DI SCELTA

Desideriamo sensibilizzare le cittadine e i cittadini padovani sulle radici della violenza maschile contro le donne, sull’educazione al rispetto, alla non violenza.

Pensiamo sia importante dare informazioni e fornire dati sulla diffusione della violenza di genere e sulle sue caratteristiche in molti paesi del mondo.

Ci proponiamo di creare consapevolezza sui comportamenti e gli atteggiamenti violenti che connotano una “cultura della sopraffazione” e di promuovere una cultura della prevenzione e della non-violenza.

Molta strada è stata fatta negli ultimi 40 anni, molte leggi sono state emanate nel mondo, in Europa e in Italia a difesa delle donne. Ma ne rimane ancora da fare sul fronte culturale, per combattere gli stereotipi e le discriminazioni, per superare la mentalità patriarcale violenta che non sopporta la libertà e il diritto di scelta delle donne.

Con la consapevolezza che solo con la lotta e insieme, prendendoci “cura del mondo” giorno per giorno si riuscirà a fermare e prevenire la violenza degli uomini sulle donne.

CENTRO PANDORA    DONNE IN NERO

TIPOLOGIE DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE

v Linguaggio sessista ovvero la molestia fisica e verbale (catcalling), o anche la gogna pubblica a cui è condannata una donna che vuole affermare il proprio diritto alla libertà e alla scelta (“se l’è andata a cercare” – slut shaming).

v Violenza economica disparità salariale, totale controllo delle risorse economiche e del denaro da parte del partner, spesso anche con il divieto di accesso al mondo del lavoro.

v Stalking: atti persecutori e le molestie reiterate, possono essere contatti diretti con la vittima, quali minacce, chiamate e messaggi insistenti, pedinamenti, appostamenti vicino all’abitazione della vittima, danneggiamento di oggetti di proprietà, tali da creare nella vittima uno stato di ansia e paura costante.

v Condivisione non consensuale di materiale intimo: condivisione di immagini sessualmente e intimamente esplicite che avviene senza il consenso della vittima.

v Violenza sessuale: quando la vittima è costretta con la forza, sotto minaccia, o in stato di incoscienza, ad avere rapporti sessuali. La violenza sessuale include lo stupro, le violenze sessuali di gruppo e le molestie a sfondo sessuale.

v Violenza domestica: avviene dentro le mura domestiche ad opera del partner convivente che esercita violenza fisica (schiaffi, strattonamenti, pugni, calci, uso di armi o altri oggetti che provochino dolore, tentativi di strangolamento, soffocamento, bruciature) e psicologica (denigrazioni, uso di un linguaggio che tende a svalutare la vittima, forme di isolamento della vittima da vari contesti sociali, imposizione di certi comportamenti e altro ancora).

v Femminicidio: Uccisione di una donna o di una ragazza, ma anche qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in quanto donne, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.

QUALI LEGGI NEL MONDO

CEDAW – Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, è stata prodotta dall’ONU nel 1979 e approvata nel 1981 diventando il più importante strumento internazionale giuridicamente vincolante in materia di diritti delle donne.

AGENDA ONU 2030 – una lista di 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030 e incentrata sulla tutela dei diritti umani. Tra gli obiettivi principali, al punto 5, è stato posto il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’eliminazione di discriminazione e violenza contro donne e ragazze.

In Europa

Convenzione di Istanbul – Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, stilata l’11 maggio 2011 e ratificata dall’Italia con la legge 77/2013.

Si delineano gli obiettivi, le misure e le azioni che dovrebbero attuarsi negli stati aderenti circa la prevenzione, la protezione e il contrasto alla violenza di genere. La convenzione è stata firmata finora da 34 stati, e ratificata solo da 12 paesi. Sebbene l’UE abbia firmato la Convenzione il 13 giugno 2017, sette Stati membri non l’hanno ancora ratificata: Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia e Regno Unito. Nel 2021 la Turchia ha revocato la propria adesione alla Convenzione.

In Italia

Legge 66/1996 – La violenza sessuale, in precedenza definita un reato contro la pubblica moralità e il buon costume, grazie a questa legge, diviene reato contro la persona e la sua libertà sessuale.

Legge n. 154/2001 “Misure contro la violenza nelle relazioni familiari” – ha introdotto importanti disposizioni per la protezione delle persone dalla violenza attuata all’interno dei nuclei familiari. In particolare sono stati introdotti gli articoli che sanciscono l’allontanamento dall’ambiente familiare e il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima e dai suoi cari, e prevedono la protezione della persona offesa dal coniuge o dal convivente.

Legge 7/2006 – “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”.

Legge n. 38/2009 – “Atti persecutori”, la legge contro lo stalking

Legge 69/2019 cosiddetto “Codice Rosso”: Il Codice Rosso ha provveduto ad accrescere le sanzioni già previste dal Codice Penale per i delitti contro la persona (in questo caso le donne) come l’accelerazione per l’avvio del procedimento penale per alcuni reati, tra i quali maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza sessuale, e dunque l’adozione in tempo minore di azioni per la protezione delle vittime. La legge 69/2019 ha inoltre ha introdotto quattro nuovi reati: la “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, la “Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso”, la “Costrizione o induzione al matrimonio” e il “Reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa”

REGIONE VENETO

La Regione Veneto adotta e applica nel territorio le normative nazionali e comunitarie sul contrasto alla violenza di genere. Nel 2021 ha stanziato risorse e finanziamenti ai Centri Antiviolenza e ai relativi sportelli, alle Case Rifugio e ai 7 Centri per il trattamento di uomini autori di violenza tramite fondi nazionali e regionali.

In Veneto operano 26 Centri Antiviolenza, con 27 Case Rifugio e 37 sportelli antiviolenza diffusi nel territorio; 5 Centri Antiviolenza e 7 Case Rifugio risiedono nella provincia di Padova.

COSA SUCCEDE IN ITALIA

  • 6 milioni 788 donne hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale;
  • Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente
  • Il 10,6% delle donne ha subito violenze sessuali prima dei 16 anni
  • 1175 donne sono state uccise dal 2012 ad oggi (dati Istat)

Dal  1 gennaio al 20 novembre 2022 sono 104  le donne uccise, di cui 88 in ambito familiare/affettivo; di queste, 52 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner (dati Min. interni).

Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso diminuisce il numero delle vittime di genere femminile, risulta in flessione sia il numero di omicidi commessi dal partner o ex partner, che da 68 scendono a 56, sia le donne uccise, che passano da 62 a 52.

Rispetto all’indagine precedente (2006), le violenze sessuali e fisiche sono diminuite di 2 punti percentuali. Ciò è frutto di una maggiore informazione e del lavoro di sensibilizzazione fatto dai centri antiviolenza e dalle associazioni femministe. Grazie ad esse, le donne risultano essere più capaci di prevenire e combattere il fenomeno.

  • Aumento sensibile degli ammonimenti delle questure nei confronti degli uomini che si rivelano uno “strumento estremamente efficace di prevenzione
  • Maggior consapevolezza tra le donne che più spesso considerano la violenza subita un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner). E’ aumentato anche il tasso di denunce (dal 6,7% all’11,8%)
  • Nel 2020 sono 54.609 le donne che hanno contattato almeno una volta i Centri antiviolenza, 3.964 in più rispetto al 2019
  • Nel 2021 sono state accolte complessivamente 20.711 donne (dati Istat)

I dati però, segnalano anche elementi negativi: Le violenze sono più gravi, aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% al 34,5%).

A PADOVA nel 2021 sono state accolte 1100 donne. Le forme di violenza subite più comuni sono state Psicologica intrafamiliare (750-800), Fisica intrafamiliare (550-600), Economica intrafamiliare (250-300)Dati Centro Veneto Progetti Donna (Centro Antiviolenza di Padova e provincia)

  • Tra le donne accolte nel 2021 al Centro Antiviolenza di Padova, il 73% erano di nazionalità italiana, mentre il 27% di altre nazionalità
  • La fascia di età con maggiore afflusso nel 2021 è stata quella delle donne di età compresa tra 41 e 50 anni
  • Il 45% delle donne accolte erano sposate

COSA SUCCEDE IN EUROPA

  • Una donna su tre ha subito violenza fisica e/o sessuale dall’età di 15 anni
  • Più della metà delle donne è stata molestata sessualmente
  • Quasi una volta su cinque l’autore della violenza contro le donne è il partner
  • Nel 2018, una donna europea ogni 100mila abitanti è stata uccisa. Un dato che supera tale media in 14 dei 24 paesi considerati nell’analisi da Eurostat.
  • I tassi di omicidi femminili più elevati si rilevano in alcuni paesi dell’Europa orientale e meridionale, tra cui due delle repubbliche baltiche, Lettonia (4,12 donne uccise ogni 100mila residenti: il tasso più elevato dell’Unione europea) Lituania (3,57), Malta (1,70), Cipro (1,36) e Bulgaria (1,05). In Italia (0,43 donne uccise ogni 100mila residenti), Polonia e Paesi Bassi (0,42), Irlanda (0,41) e Croazia (0,38).

POLONIA

La Convenzione di Istanbul, ratificata nel 2015, è stata definita il 25 luglio 2020 dal Ministro della giustizia, “un’invenzione femminista che ambisce a giustificare l’ideologia omosessuale”. Il ministro ha inviato una formale richiesta di recesso della Polonia dalla Convenzione.

Ogni anno circa 500 donne muoiono per violenza domestica (dati del 29 luglio 2020 raccolti dal Centro Diritti, Nowakowska)

Nel 2019 in Polonia sono stati oltre 166mila i casi di violenza in famiglia registrati dalla polizia o da testimoni diretti.

Aborto. Il 22 ottobre 2020, il Tribunale costituzionale polacco ha dichiarato incostituzionale la disposizione della legge del 1993 sulle condizioni per l’interruzione di gravidanza nei casi in cui gli esami prenatali o altre considerazioni mediche indicassero un’alta probabilità di anomalia grave e irreversibile o di una malattia incurabile pericolosa per la vita del feto. Questo ha comportato un divieto di aborto de facto, dal momento che la stragrande maggioranza degli aborti legali effettuati in Polonia si basava sul suddetto motivo.

Negli anni precedenti, il numero di aborti registrati dal Ministero della Salute era di 1076 nel 2018 e 1110 nel 2019. Negli ultimi 10 mesi, solo 300 donne polacche hanno avuto accesso ai servizi per l’aborto negli ospedali a causa di una minaccia per la vita e la salute.

A questo attacco in Polonia, come in altri paesi nel mondo, le donne resistono grazie all’azione di organizzazioni (ad es. Abortion without borders) che guidano e aiutano online quelle che non vogliono portare avanti la gravidanza.

TURCHIA

La situazione della Turchia nell’ambito della violenza contro le donne è da tenere sotto osservazione, poiché nel 2021 è stato il primo Paese ad aver abrogato la propria ratifica della Convenzione di Istanbul.

  • Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il 40% delle donne turche è vittima di violenza.
  • In Turchia i dati riferiscono che in media avvengono 3 femminicidi al giorno.
  • Il 40,4% delle vittime di femminicidio in Turchia erano di età compresa tra 26 e 40 anni
  • 2534 donne sono state vittime di femminicidio in Turchia dal 2010 ad oggi.
  • il 12% delle donne turche di età compresa tra i 15 e i 49 anni hanno subito violenze sessuali nel corso della propria vita

 

UNO SGUARDO FUORI DALL'EUROPA

AFGHANISTAN

In Afghanistan non esistono leggi contro la violenza sulle donne. La situazione in Afghanistan non permette di avere dati recenti riguardo la situazione della violenza contro le donne e non essendo membro della Convenzione di Istanbul, non c’è modo di avere un report aggiornato.

  • L’Afghanistan ha uno dei tassi di alfabetizzazione femminile più bassi del mondo
  • Ogni donna in Afghanistan ha in media 6 figli e ha una speranza di vita di 44 anni
  • Si stima che tra il 60% e l’80% delle donne è costretta a matrimoni forzati e spesso precoci, la metà delle ragazze afghane si sposa a un’età inferiore ai 15 anni
  • Tra i 10 e i 14 anni le bambine costrette al matrimonio subiscono più facilmente violenza sessuale (per il 33%) e violenza fisica (62%)
  • Il 95% dei casi di suicidio riguarda le donne, tra le cause la violenza fisica e i matrimoni forzati

Uno studio di Global Rights del 2014 sulla violenza contro le donne, effettuata in 16 delle 34 province afghane, ha rilevato che l’84.9% delle donne che vivono in zone rurali ha subito almeno una forma di violenza (fisica, psicologica o sessuale) contro il 69,4% delle donne che vivono in aree urbane”.

STATI UNITI

La realtà USA è molto eterogenea e ci sono variazioni, anche notevoli, da stato a stato, ma la violenza di genere accomuna le 50 realtà statali statunitensi: ben 3 donne al giorno vengono uccise dal loro compagno, il 28% delle donne ha dichiarato di essere stata oggetto di almeno un episodio di violenza in casa, le donne sono il 71% delle vittime uccise da violenza domestica e ad esse sono da aggiungere le più di 200.000 vittime di violenza non omicida.

Nel solo Texas avvengono oltre 250 femminicidi all’anno, ben il 10% degli omicidi legati alla violenza domestica dell’intera nazione. In questo stato, dove circa il 46% della popolazione possiede un’arma, gli aggressori in possesso di armi da fuoco sono particolarmente pericolosi.

Il governo federale aiuta a mantenere un livello minimo di omogeneità legislativa. Per esempio la legge Violence Against Women Act del 2013 offre alcune tutele alle vittime, limita per 5 anni il possesso di armi da fuoco a chi ha commesso violenza di genere.

La maggiore disomogeneità nei numeri relativi alla violenza di genere si rileva presso le donne native americane e dell’Alaska, che vengono uccise con un tasso 10 volte superiore alla media nazionale.

Il 24 giugno 2022 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso che l’aborto negli Usa non è più un diritto riconosciuto a livello nazionale. La Corte ha infatti ribaltato la storica sentenza del 1973 che riconosceva il diritto costituzionale di una donna all’aborto e lo legalizzava a livello nazionale. Cancellando l’aborto come diritto costituzionale, la sentenza ripristina la capacità dei singoli Stati di approvare leggi che lo proibiscano.

COLOMBIA

La Colombia è membro della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW).

  • I dati del 2020 indicano che in Colombia una donna ogni 6 minuti è vittima di violenza.
  • 630 sono stati i casi di femminicidio in Colombia
  • la Fiscalía General de la Nación (FGN) ha registrato 110.071 vittime di violenza intrafamiliare (che include la violenza in una coppia). Nel 75,43% dei casi, le vittime erano donne.

La lettura dei dati raccolti in Colombia va però accompagnata alla comprensione del contesto socio-culturale del Paese. La Colombia è infatti un Paese che è stato attraversato da violenti conflitti, che hanno “normalizzato” molte forme di violenza, tra cui quella agita dagli uomini nei confronti delle donne. Durante i 53 anni di conflitto civile in Colombia, almeno 32.092 persone sono state vittime di violenza contro la propria integrità fisica e sessuale, di cui 29.035 donne e bambine.