Mursal Nabizada, ex parlamentare afghana, 32 anni, è stata uccisa nella sua abitazione a Kabul nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 2023.

Nabizada era tra le poche donne, ex membri del parlamento del governo eletto durante i vent’anni di intervento militare a guida USA in Afghanistan, ad aver deciso di rimanere nel suo paese. Tornati al potere, dopo il ritiro frettoloso degli USA nell’agosto 2021, i talebani hanno subito cancellato i diritti delle donne, negando loro ogni forma di partecipazione alla vita pubblica e relegandole nel chiuso delle loro case. Non possono accedere all’istruzione superiore, ai parchi pubblici, alle palestre, non possono essere curate da medici maschi, esercitare la maggior parte delle professioni, allontanarsi dalla residenza senza la scorta di un parente maschio, devono coprirsi interamente in pubblico e non possono lavorare nelle ONG locali e internazionali che costituiscono l’ultimo, fragile aiuto contro la povertà e la segregazione delle donne. 

Nabizada è stata uccisa perché non ha accettato di sottomettersi e ha continuato a lavorare per una ONG a sostegno dei diritti delle donne.

Masha Amini, una giovane curda iraniana, arrestata dalla polizia morale per un ricciolo sfuggito dall’hijab è stata uccisa a Teheran, mentre si trovava in custodia della polizia morale il 16 settembre 2022. Da allora migliaia di persone manifestano pacificamente al grido di “Donna, Vita, Libertà” contro il Regime iraniano che risponde con violenza e atrocità: oltre 18 mila i manifestanti arrestati, sottoposti a torture, violentati e decine di loro già uccisi o rischiano di essere giustiziati. Ma è l’Iran stesso una immensa prigione per tutte le donne segregate da un regime religioso, patriarcale, fondamentalista.

Al centro di questo movimento c’è la volontà delle donne di decidere di se stesse, del proprio corpo, della propria vita.

Gli uomini che partecipano alle proteste iraniane sanno che la lotta per i diritti delle donne è anche la lotta per la propria libertà: l’oppressione delle donne non è un caso particolare, ma rende più chiara l’oppressione che permea l’intera società. Non abbiamo il diritto di trattare l’Iran come un paese arcaico. Dobbiamo imparare da loro, perché quello che succede in Iran può succedere anche in occidente, dove la violenza politica, il fondamentalismo religioso e l’oppressione delle donne crescono ogni giorno.

Sostegno alle sorelle iraniane, afghane, russe, ucraine, curde, palestinesi e a tutte le donne che lottano per la libertà in tutto il mondo.

SIT-IN a PADOVA Piazzetta Garzeria

1 FEBBRAIO 2023 dalle 17.00 alle 18.00

Donne in Nero

Centro Pandora

Shamsia Hassani, 35 anni, artista e professoressa afghana dell’Università di Kabul

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